Sono stanca
della perfetta circolarità delle cose. Sono stanca del fatto che ogni
cosa possa essere inquadrata nello schema:
Nascita-crescita-vecchiaia-morte. Sono stanca del fatto che si sia
creata una cultura (ma non posso esserne certa) che ad ogni parte di
questo schema (in qualsiasi ambito) ha affibbiato atteggiamenti
derivati da luoghi comuni (o da imposizioni mediatiche) che hanno
elevato ad ideale questi stessi luoghi comuni, così che, si finisce per
diventare ciò che gli altri si aspettano che tu sia in quel ruolo, in
quella situazione(E.Fromm, Pirandello?) . Così che si punta ad arrivare a
qualcosa più per diventare il personaggio che quel qualcosa ti offre
servito su un piatto d’argento(musicista, agente di borsa, ingegnere,
medico,fotografo,artista) piuttosto che per vocazione o vera e propria
volontà agente (tutto ciò che non ti permette di avvolgere te stesso in
un alone personaggistico, in Italia, viene sistematicamente escluso da
qualsiasi persona stia per fare una scelta. Se per sfiga ti capita di
essere un operaio, anima in pace fratello, il tuo destino è l’oscurità,
il silenzioso campo di concentramento dell’anonima vita senza sogni, la
peste dei nostri anni)
La vita è bella perchè è varia. Varia un par de palle [cit.].
“Qui in Kirghisia, in ogni settore pubblico e privato, non si lavora
più di tre ore al giorno, a pieno stipendio, con la riserva di
un'eventuale ora di straordinario. Le rimanenti 20 e 21 ore della
giornata vengono dedicate al sonno, al cibo, alla creatività,
all'amore, alla vita, a se stessi, ai propri figli e ai propri simili.”
“Questo meccanismo delle otto ore di lavoro ogni giorno,
produce da sempre tensioni sociali, nevrosi, depressioni, malattie e
soprattutto la sensazione precisa di perdere per sempre la sensazione
della vita.”
(Silvano Agosti - Lettere Dalla Kirghisia)
S.